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Patrimonio architettonico

Il nome Cocconato, centro in alta collina (491 metri s.l.m.) in provincia di Asti, a 20 km dal capoluogo e non distante da Torino, deriva dal nome latino “cum conatu”, a testimonianza dello sforzo che occorreva per arrivarci, in un tempo senza automobili, risalendo lentamente a cavallo le tortuose strade collinari. Conosciuto come la “riviera del Monferrato”, grazie al particolare microclima in tutte le stagioni, Cocconato si erge in una posizione appartata, quasi aristocratica, emergendo come un’isola felice dai freddi e dalle nebbie delle zone sottostanti, mentre l’estate è fresca e piacevolmente areata. Il clima alquanto temperato conferisce caratteristiche ottimali per molte colture di pregio: interessanti sono la crescita e la riproduzione di essenze arboree quali la palma, l’ulivo e la mimosa. Diffusa è la pratica della raccolta dei pregiati tartufi bianchi.

Il Palazzo Comunale

Il quattrocentesco palazzo, con belle finestre in cotto decorato, rappresenta uno dei rari esempi per il Piemonte di edifici civili in stile gotico. Il palazzo ha un cortile con portici a sesto acuto, sui quali si affacciano piccole botteghe artigiane. La costruzione, a pianta irregolare che segue l’andamento della strada, ha tre piani fuori terra dalla parte verso la via e due dal lato del cortile, dove si trova l’ingresso del Municipio. Il cortile del Collegio (il nome ricorda la sede della scuola per l’insegnamento della grammatica, della retorica e dell’umanità fondata nel 1754) è chiuso dalle carceri mandamentali, significativo esempio di edificio di servizio ottocentesco.

La Torre

Parzialmente nascosta dagli alberi, la Torre di Cocconato è uno degli elementi caratterizzanti il paesaggio del comune monferrino. Oggi villa privata, l’edificio ha avuto una lunga ed interessante storia che inizia nei primi anni del X secolo. A quell’epoca i Conti Radicati, Signori di Cocconato, costruirono alla sommità della collina il loro castello, al quale si accedeva attraverso due porte. Parzialmente distrutti nel XIV e XV secolo, a seguito delle guerre tra Guelfi e Ghibellini e fra il Marchese di Monferrato e i Visconti di Milano, gli edifici fortificati vennero ricostruiti alla fine del 1400. Ma nel 1556 il castello, disputato tra tedeschi e francesi, venne da questi ultimi definitivamente distrutto e rimase pressoché intatta solamente la torre. Il terreno sul quale sorgeva venne venduto, intorno al 1800 dai Conti Radicati a Pietro Sarboraria. In quegli anni nella costruzione fu installata una stazione per il telegrafo ottico Chappe, voluto da Napoleone per collegare Parigi con Milano e Venezia. Nel percorso fra Torino e Milano i siti più adatti vennero individuati nelle colline del Monferrato, piuttosto che nella pianura padana, dove la frequente nebbia avrebbe cagionato problemi per la visibilità dei segnali. Così dalla torretta del Palazzo Madama di Torino i segnali erano trasmessi alla stazione di Superga e da questa ad Albugnano e quindi a Cocconato, distante in linea d’aria circa 6 km. Qui prestavano servizio come addetti il proprietario della torre e suo figlio, con compenso di £ 1,15 al giorno ciascuno. Da Cocconato i segnali erano inviati a Villadeati e via via a tutte le altre stazioni, fino a raggiungere il capoluogo lombardo. Il telegrafo ottico venne utilizzato per le comunicazioni fra Italia e Francia dal 1809 al 1814 e successivamente ancora per alcuni decenni per i collegamenti con Albugnano e Villadeati, fino all'introduzione del telegrafo elettrico. Nel 1836 il Sarboraria chiese al Comune il permesso di abbattere la torre medievale, ormai gravemente degradata, per costruirvi al posto un mulino a vento, ma le autorità si opposero, in quanto l’edificio era un punto caratteristico del paese, nel quale era consuetudine fare il cosiddetto falò ed i fuochi artificiali. La controversia si risolse rapidamente ed il Comune acconsentì la demolizione della vecchia torre a condizione che fosse ricostruita nello stesso luogo, di analoga foggia architettonica e che si potesse continuare ad usare il sito per il falò ed i fuochi artificiali.Nell'autunno dello stesso anno, la nuova costruzione, formata dalla torre circolare, con sopra la struttura portante le pale, ed un piccolo edificio addossato era ultimata e poteva iniziare l’attività del mulino a vento, uno dei pochissimi realizzati in Piemonte. Tuttavia il mulino, probabilmente a causa di difetti meccanici intrinseci e della scarsità del vento, funzionava male e così dopo pochi anni il lavoro venne sospeso e nel 1851 anche le pale e la relativa struttura portante furono smontate.L’edificio fu successivamente trasformato in abitazione, diventando “Villa Giuseppina” (oggi “Villa Pia”): la torre venne completata superiormente con un terrazzo praticabile e all’interno furono ricavati due piani abitativi, con apertura di finestre ad arco acuto in quello inferiore e circolari in quello superiore, mentre l’edificio addosso fu rialzato di un piano nel 1910. Questa è in sintesi la storia di un edificio dal quale, nelle giornate limpide, è possibile godere di un eccezionale panorama: si riescono infatti a vedere la catena delle Alpi e l’Appennino Ligure, nonché molte città tra cui Novara, Vercelli, Saluzzo, Cuneo e, con un buon cannocchiale, perfino Milano, distante circa 100 km in linea d’aria.

La chiesa Parrocchiale

Con il trasferimento, avvenuto tra il XII e XIII secolo, dell’abitato dal fondovalle alla parte più elevata della collina, ove intorno al 902 era sorto il castello dei conti Radicati, si rese necessaria la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale, in sostituzione della decadente chiesa del castello detta di Santa Maria degli Uccelli o del Mercato e distrutta, assieme al maniero, dal maresciallo Brissac intorno al 1556: della nuova chiesa, intitolata a Santa Maria della Consolazione, si iniziò a parlare nel 1661, ma la sua costruzione poté iniziare solo nove anni dopo e venne inaugurata solennemente nel l689; successivamente, nel 1770, il campanile venne sopraelevato.Nell'Ottocento, a seguito del considerevole incremento demografico, si iniziarono gli studi per l’ampliamento dell’edificio: dopo un primo progetto dell'ing. Pietro Vacca del 1840, non attuato, e lunghe discussioni in merito all'alternativa fra ingrandimento e costruzione di un nuovo edificio, la chiesa fu prolungata anteriormente di due campate nel 1859-60 e affrescata dal pittore Carlo Antonio Martini di Robella su disegni di don Mentasti nel 1867. La chiesa è stata completamente restaurata alla fine degli anni Novanta e riconsacrata il 1° gennaio 2000 dal vescovo di Casale Monferrato mons. Germano Zaccheo.L’edificio, dalla imponente mole, è a unica navata, poggiante sulle fondazioni della precedente costruzione. Presenta otto cappelle laterali, in parte di proprietà, un tempo, di famiglie nobili del luogo:Cappelle di destra, dopo l’ingresso laterale:Sant’Isidoro, con pala raffigurante San Sebastiano e il vescovo Isidoro veneranti la Vergine della Consolazione (XIX sec.);San Giuseppe con tela raffigurante la Sacra Famiglia di Pietrantonio (XVII sec.);Madonna del Rosario, con dipinto appartenente alla scuola di Gugliemo Caccia (XVII sec.)Angelo Custode, di proprietà del Comune, con pala di Giovanni Francesco Sacchetti, raffigurante l’arcangelo Gabriele (1675).Cappelle di sinistra, dopo il battistero:Santi Crispino e Omobono, con pala raffigurante i due santi con gli arnesi da calzolaio e da sarto, mestieri di cui sono patroni (XIX sec.);Sant’Antonio da Padova con pala raffigurante il santo ai piedi del Crocifisso (XVII sec.);Immacolata Concezione (XVII sec.);Ognissanti, con pala di scuola genovese, raffigurante la SS. Trinità e tutti i Santi (1652-60).La maestosa pala absidale (1731), opera del pittore valsesiano Vitaliano Grassi, raffigurante la Madonna della Consolazione e i santi patroni Fausto e Felice, risulta di grande interesse per essere la più antica rappresentazione iconografica dell’abitato, in cui si vedono la torre, il convento degli Agostiniani e la chiesa parrocchiale. In una nicchia, sotto l'altar maggiore, è custodita  la seicentesca urna in legno scolpito contenente le reliquie dei santi Fausto e Felice (due martiri della legione tebea), che viene ostentata in occasione della festa patronale.Alle pareti del presbiterio sono dipinti gli evangelisti. L’altare rivolto al popolo ha un paliotto tripartito con la Nave di San Pietro, opera della bottega di Guazzone (1730).Sul pulpito è esposta la statua lignea della Madonna del Rosario con baldacchino processionale (1751), opera di Giuseppe Maria e Stefano Maria Clemente. Sopra la bussola d’ingresso è situato l’organo, costruito dai fratelli Lingiardi di Pavia nel 1860, in sostituzione di un precedente organo Grisante del 1760, di cui è stata conservata la cassa lignea, opportunamente modificata, scolpita dall’intagliatore Francesco Maria Bonzanigo con bottega ad Asti. Ha 1268 canne, tastiera di 5 ottave intere, pedaliera  di 17 tasti effettivi e 30 registri.Testo: Monica Marello, Maria Teresa Veronese, Franco Zampicinini.Grafica: Francesca Moracci.

La chiesa della SS. Trinità

La chiesa della Santissima Trinità venne eretta nel 1617 in vicinanza della porta detta di Mercato Vecchio, l’attuale via Roma, per voto della popolazione contro la peste. Rappresentava la chiesa della Confraternita della SS. Trinità, già attestata nel 1632.La costruzione dell’edificio si protrasse per decenni e venne ultimato solo nel 1667. Nella seconda metà del Settecento furono costruiti il porticato laterale, addossato a sud-est, e la sacrestia. L’attuale facciata venne completamente rifatta e modificata tra fine Settecento e inizio Ottocento. È delimitata da due lesene ornate da cornici sagomate su cui poggia il frontone triangolare. Ai lati della porta si aprono due strette finestre con architrave triangolare. Sopra la bussola d’ingresso è collocato il coro, sostenuto da mensole lignee.Il porticato  è costituito da tre campate collegate da archi a tutto sesto e coperte da volte a vela. Il campanile, situato all'angolo sud-est della navata, è a base quadrata, formato da due registri sovrapposti e copertura piramidale.L’edificio è a unica navata, formata da due campate contigue, separate da lesene su mensole; la volta a botte, intervallata da lunette e costoloni, è completamente affrescata con scene raffiguranti San Giuseppe, il San Giovanni Maria Battista Vianney (il Curato d’Ars) e il Santissimo Sacramento; autore dei dipinti è Carlo Antonio Martini (1863).L’altare maggiore, attribuibile a un artigiano valsesiano della seconda metà del XVII secolo, fu realizzato per altra chiesa e successivamente riadattato. Ha una pala con l’incoronazione della Vergine attribuita alla bottega del Moncalvo; il paliotto è opera di Giacomo Solari (1737).Due gli altari laterali: quello di destra è intitolato a Sant’Antonio da Padova (1650-60), con pala rappresentante la Sacra Famiglia con i santi Giovannino, Nicola e Antonio da Padova,  di pittore piemontese, e paliotto in scagliola tripartito con la Madonna del Rosario, opera della bottega dei Solaro (XVIII sexolo).L’altare di sinistra è dedicato a  San Rocco, con una pala raffigurante la Madonna col Bambino assieme ai santi Rocco, Sebastiano e Paolo (XVII sec.) e paliotto con stemma dei Bocchiardi, di Cristoforo Solaro (1768).Entro due nicchie sono conservate le statue lignee della Madonna Addolorata (anteriore al 1749), con vestito di seta nera (recentemente rifatto), e di Sant'Antonio da Padova.Nell'abside sono esposte due significative tele, provenienti da altre chiese. La prima raffigura la Madonna del Carmine con San Defendente e San Paolo (fine XVIII secolo), opera del pittore Giovanni Comandù, già nella chiesa di San Defendente della frazione Vastapaglia; la seconda tela rappresenta la Sacra Famiglia e i santi Giovannino, Caterina e Gerolamo (XVI secolo), forse opera di un pittore manierista emiliano, già nella chiesa di San Bartolomeo nella frazione Cocconito.Di notevole pregio gli arredi della sacrestia.Nel 1995 la  chiesa è stata riaperta al culto, dopo lunghi lavori di restauro.Testo: Monica Marello, Maria Teresa Veronese, Franco Zampicinini.

La chiesa di Santa Caterina

La chiesa di Santa Caterina è stata ricavata, nel 1747, nell'edificio che ospitava la compagnia delle Umiliate.La facciata è in stile barocco.

La chiesa di San Bartolomeo (Cocconito)

In frazione Cocconito si trova la chiesa di San Bartolomeo nella cui casa parrocchiale esistono ancora le tracce di un romitaggio del '500.

La chiesa di San Defendente (Vastapaglia)

Attraversando un paesaggio fatto di vigneti, seminativi, prati e boschi, proprio in corrispondenza di un pilone votivo (testimonianza della religiosità dei nostri avi), si imbocca la strada per la frazione Vastapaglia, significativo esempio di borgo rurale, che conserva un fascino del tutto particolare.Nelle case non intaccate da modernizzazioni spinte, si leggono elementi architettonici e tecniche costruttive, basate su ingegno e sapiente uso di materiali disponibili in loco, come il gesso, col quale venivano realizzati, con un originale sistema, soffitti e pannelli decorativi di grande suggestione. La ottocentesca chiesa con un bel campanile neoromanico, è dedicata a San Defendente.

La chiesetta campestre di San Sebastiano

Eretta nel 1886 lungo la provinciale per Piovà Massaia, a poca distanza dal sito ove sorgeva una chiesa dedicata allo stesso santo, la chiesetta di San Sebastiano è un edificio in mattoni a vista, con un massiccio porticato inserito nella facciata, un tempo luogo di riparo e sosta per i viandanti.

La Pieve - Madonna della Neve

Prima chiesa di Cocconato, è intitolata alla madonna della Neve. Una prima chiesa sorge sul luogo attorno al X secolo; trovandosi a metà Seicneto allo stato di rudere, il materiale viene riutilizzato per la costruzione dell'attuale parrocchiale. La Pieve fu riedificata almeno due volte, fra fine XVII e inizio XVIII secolo, sempre di minori dimensioni. Nel corso dell’Ottocento vennero abbattute le cappelle laterali e la sacrestia. Negli ultimi anni, l’edificio è stato oggetto di un intervento di consolidamento delle murature e di manutenzione conservativa.

Il santuario della Madonna delle Grazie

Lungo la strada verso la frazione Maroero, si incontra il santuario della Madonna delle Grazie. Di costruzione sicuramente antecedente al XV secolo, venne eretto per “racchiudervi un pilone votivo, portante dipinta a fresco l'immagine della Vergine”. Narra la trazione che volendo i borghigiani edificare la chiesa su di un vicino colle, sembrandone più adatta l’ubicazione, trovassero ogni mattina disfatto il lavoro del precedente giorno, e il materiale trasportato a valle, e ritenendo questo fatto una indicazione divina, scelsero quel luogo per la costruzione.La facciata si sviluppa su due livelli, coronata da un timpano triangolare su cui poggiano due angeli. Il livello inferiore è costituito da un porticato a tre arcate, forse realizzato durante i lavori del 1630, mentre quello superiore, ripartito da lesene, presenta ai lati due nicchie contenenti le statue di san Sebastiano, a sinistra, e di un santo vescovo (forse san Grato), a destra, e nella parte centrale una finestra trifora. Sul lato destro si eleva il campanile.La chiesa presenta un’unica navata, con il solo altare maggiore, delimitato dalla balaustra.L’altare ligneo finemente dorato è costituito da una struttura formata da vari elementi scolpiti (volti di puttini, capitelli, angioletti); a ogni lato si elevano due colonne tortili con al centro una statua lignea. Nella parte inferiore è presente un paliotto tripartito, datato 1790, con raffigurata nel medaglione centrale la Vergine.La pala raffigura il Padre Celeste nell'atto di incoronare la Madonna delle Grazie, con angeli che reggono il mantello stellato, che avvolge i fedeli in segno di protezione.Durante i recenti restauri sono state rinvenute, dietro l’altare, porzioni di un affresco del XV secolo, in cui si identificano san Domenico a sinistra, la Vergine al centro e san Sebastiano a destra. Dopo l’intervento conservativo l’affresco è stato posizionato su apposita struttura metallica di supporto e collocato sulla parete destra della chiesa.Sulla parete di sinistra è posto un quadro del XVII secolo, raffigurante la Madonna con santi e angeli.Il santuario, detto della Madonnina, rappresenta da sempre uno dei luoghi di culto più frequentati dalla popolazione cocconatese, meta un tempo di processioni e ove sono esposti oltre 300 ex-voto, fra cui alcuni del Seicento. Al momento gli ex-voto sono conservati presso la chiesa parrocchiale, in attesa di restauro.La festa dell’Assunta al santuario della Madonna delle Grazie rappresentava la festa patronale delle borgate e cascinali siti nella zona (Maroero, Campetto, Spagnolino, Solza, Mangialasino).Già negli ultimi decenni dell’Ottocento è attestato l’impianto del ballo a palchetto in quell'occasione, con l’incanto del mazzo di fiori.Sino agli anni Cinquanta la messa veniva celebrata al mattino: davanti al Santuario veniva steso un ampio tendone per proteggere i fedeli dal sole e nello spiazzo antistante la chiesa erano presenti bancarelle di angurie, meloni e gelati.Dopo una lunga interruzione, nel 1983 è ripresa la festa alla Madonnina, con la celebrazione della messa nel pomeriggio del 15 agosto, seguita dalla benedizione dei bambini e dal tradizionale incanto delle torte.Testi: Monica Marello, Alessia Tabbia, Franco Zampicinini.

La chiesa di SS. Pietro e Paolo (Tuffo)

 

La chiesetta di San Grato (Tuffo)

 

Palazzo Bottino (Tuffo)

 

La chiesa di San Martino (Bonvino)